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Attenzione: cicogna in arrivo!!!

 

 

La gravidanza è quell’arco di tempo che va dal concepimento al parto. Si tratta di un periodo molto delicato nella vita di ciascuna donna e di ciascuna coppia che decide di avere un bambino.

Questa fase della vita è segnata, infatti, da molteplici cambiamenti che si manifestano sia a livello fisico, sia a livello psichico, sia a livello di coppia e il modo di affrontare tali cambiamenti è fondamentale per il successivo ruolo che la donna andrà ad assumere.

A livello fisico i cambiamenti sono estremamente numerosi. Molti di questi procedono di pari passo con l’avanzare della gravidanza stessa. 

Il primo cambiamento evidente è l’interruzione del ciclo mestruale cui si associa l’aumento progressivo del volume dei seni e di quello della pancia.

 

L’aumento di peso, assolutamente normale in questo periodo, può causare la comparsa di smagliature, soprattutto a livello del seno, delle cosce e della pancia. La crescita della pancia va, a sua volta, a causare stati di stitichezza e/o incontinenza a seconda se, crescendo, andrà a premere maggiormente sull’intestino o sulla vescica.

Accanto a questi cambiamenti, osservabili ad occhio nudo, esiste, poi, una serie di cambiamenti che dipende dal nuovo assetto ormonale che il corpo femminile assume. Tali cambiamenti, specifici per ciascuna settimana e per ciascun mese di gestazione, sono indispensabili per preparare il corpo ad accogliere il feto, prima, e per permettergli di crescere e svilupparsi, poi.

Queste trasformazioni, però, non incidono solo a livello corporeo, ma anche a livello psicologico, dal momento che la donna è obbligata a fare i conti con un corpo che cambia e che non sempre viene accettato nella sua nuova forma. Questo discorso, ovviamente, non è specifico per tutte le donne in dolce attesa, ma, quando ciò accade, può avere significative ripercussioni sullo stato dell’umore che può diventare più cupo e scontroso fino ad arrivare, nei casi più gravi, a veri e propri stati depressivi con conseguenze negative sia sulla gravidanza in sé che sul bambino stesso.

È , infatti, ormai ampiamente dimostrato che lo stato dell’umore con cui la donna affronta tale periodo è fondamentale per il benessere del nascituro: tanto più la mamma è serena e tranquilla tanto più tranquillo sarà il bambino che piangerà di meno, dormirà meglio e di più, soffrirà meno di colichette e così via.

Accanto a ciò è frequente la comparsa di una serie di ansie che possono rappresentare o un’accentuazione di preoccupazioni già esistenti o delle preoccupazioni nuove con cui bisognerà fare i conti durante le settimane di gestazione.

La prima preoccupazione, come accennato sopra, è legata al cambiamento fisico che la donna subisce e che può portare insicurezza a livello personale e/o nei confronti del proprio partner, generando la paura di non essere più attraente e di non piacere più. A ciò può associarsi anche la preoccupazione di non riuscire più a tornare come prima con la conseguenza di un controllo eccessivo nei confronti del cibo e di un’attenzione esagerata per la dieta subito dopo il parto.

Altra preoccupazione molto frequente, ma del tutto normale, riguarda la salute del bambino e il timore che possa nascere con qualche problema. Questa forma di ansia tende ad aumentare via via che ci si avvicina il momento del parto, ma scompare subito dopo il parto stesso non appena si verifica che il piccolo sta bene. 

Altra forma di ansia è quella legata, in modo più specifico, al rapporto con il partner.

Durante il periodo gestazionale, la madre è impegnata a preoccuparsi del bambino che dovrà dare alla luce e ciò a spese del tempo dedicato al compagno che, inevitabilmente, diminuisce.

In questo periodo si crea una netta contrapposizione tra il ruolo di madre e quello di moglie/compagna/amante. La contrapposizione tra questi ruoli è resa più forte dal fatto che vi è un fisiologico aumento del desiderio sessuale, ma l’istinto materno, che spinge la donna a proteggere il piccolo, ha il sopravvento, con la conseguenza di una netta diminuzione dei rapporti sessuali che, in

alcuni casi, può portare a vivere come insoddisfacente il rapporto di coppia con il partner maschile che può sentirsi messo da parte.

A livello psicologico è importante anche rilevare la comparsa di quel particolare meccanismo conosciuto come “regressione” che consiste in un ritorno a fasi ormai superate della vita, in particolare a fasi più vicine all’infanzia. A causa di questo fenomeno, la donna manifesta un bisogno maggiore di essere accudita e coccolata (da qui la comparsa delle famose “voglie”). La presenza di questo atteggiamento è, in realtà, molto importante perché aiuta la futura a mamma a comprendere meglio i bisogni del piccolo e ciò sarà molto utile nei mesi successivi al parto e nei primi anni di vita.

A livello di coppia, infine, è importante sottolinea la necessità di una ridefinizione dei ruoli dato che non si è più solo marito e moglie, ma anche genitori con il conseguente passaggio dall’essere coppia all’essere triade.

La comprensione e accettazione di questo cambiamento è tutt’altro che da sottovalutare dal momento che implica il passaggio ad un nuovo equilibrio che prevede la soddisfazione contemporanea di più bisogni, ossia quelli del nuovo nato, quelli del padre/uomo e quelli della madre/donna.

Queste ansie e queste preoccupazioni, entro un certo livello sono, però, perfettamente naturali ed è normale che ogni coppia, in misura maggiore o minore, abbia bisogno del suo tempo per adattarsi a questo evento e a ciò che esso comporta, soprattutto se la gravidanza giunge in modo inaspettato, ma è fondamentale sottolineare che la gravidanza non è una “malattia”, ma uno stato fisiologico che la donna attraversa e, in quanto tale, deve essere vissuto nel modo più naturale e sereno possibile tenendo conto che tutto ciò che accade in questi mesi influenzerà il futuro rapporto con il figlio e la serenità del figlio stesso. È, comunque, importante che in questo delicato periodo non si provi vergogna o imbarazzo ad esprimere paure, preoccupazioni e stati d’animo, sia positivi che negativi, e se ci si rende conto che il sostegno del partner, di parenti e amici non è sufficiente ci si può rivolgere a professionisti specializzati che offrono un supporto mirato per gestire al meglio questo genere di situazioni.

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